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E’ tornata la grande Hillary!

Le elezioni americane si avviano alla loro fase cruciale di Michael Kin

Le elezioni americane si avviano alla loro fase cruciale e, tranne quando il miliardario Ross Perot volle bruciare decine di miliardi di dollari (suoi) candidandosi come terzo al di fuori dei due partiti – ottenendo quasi il 20% dei voti ma nessun risultato – , i due candidati che si contenderanno la Casa Bianca saranno i vincitori delle primarie nel Partito Democratico ed in quello Repubblicano. Le primarie sono partite e questa volta sono in campo negli schieramenti due fuoriclasse che appartengono al top delle famiglie americane: Hillary Clinton per i Democratici e Jeff Bush per i Repubblicani. Nel primo caso tutti scommettono che Hillary – che due volte fa già doveva vincere ed alla fine invece fu battuta nel suo partito da Obama – procederà trionfalmente di fronte a degli avversari non in grado di competere; invece l’attuale Bush – che va citato non tanto come fratello del discusso Bush junior ma come figlio di Bush senior – primo a Yale, eroe di guerra, capo della CIA, grande presidente – si prevede che dovrà lottare molto con concorrenti più giovani ed agguerriti, come Rubio, di origine cubana, che potrebbe raccogliere il voto ispano – americano.

Hillary è partita dalla sua New York, di cui è stata senatore, e questa volta ha deciso di non sottovalutare i suoi concorrenti, come fece con Obama. Qualche commentatore americano dice che bisognava prima eleggere Hillary Clinton e magari dopo due mandati, eleggere Obama. Nessuno può sapere se ha ragione, ma le cose comunque sono andate in altro modo ed oggi la Clinton, dopo aver atteso tanti anni, ha deciso di scendere in campo per sbaragliare i concorrenti interni e sfidare apertamente Jeff Bush, o Rubio o chiunque sia il repubblicano per diventare presidente della più grande nazione del mondo. Allora dopo New York è volata subito in Iowa, che è un po’ l’iniziale cartina di tornasole per chi vuole sapere quante chances ha di vincere. Hillary ha usato gli “House Parties” per spiazzare i due concorrenti – Martin O’Malley e Bernie Sanders – . Nelle case in cui mediamente ha incontrato cinquanta persone ogni volta, per esempio a Sioux City, ha fatto delle affermazioni importanti come di “voler impegnarsi per costruire un’economia che sia efficace per ciascuno (dei cittadini) , non solo per quelli in alto (nella società) ”. Qualcuno ha detto – con il provincialismo italiano – che Hillary va a sinistra. In realtà la campagna ha subito centrato il problema essenziale degli Usa, un’azione politica che non metta in crisi chi è al top (degli Usa, ma spesso anche del mondo) , ma che possa far progredire tutti i cittadini. Qui c’è stato un accenno alla politica economica di Obama che – ha detto Hillary – ci ha tirato fuori dalla Grande Recessione e ci ha rimesso in piedi, ma “non stiamo ancora correndo”. Si tratta quindi di ridare slancio al Paese e certamente la Clinton intende fare lo stesso in politica estera, ma ne parla di meno perché alla gente interessa di più sapere quale sarà il suo reddito e come potranno andare le cose per la sua famiglia. Oltretutto esiste un elettorato democratico deluso dalle promesse mancate di Obama e che questa volta potrebbe non recarsi alle urne. Si sa com’è in Usa: il Partito Democratico è più forte, ma se il suo potenziale elettorato non va a votare, vincono i Repubblicani. Hillary lo sa e corre ai ripari fin da ora, anche se naturalmente non può discostarsi troppo dall’Amministrazione attuale. Questa volta però, dopo il primo presidente di colore, l’America potrebbe avere la prima donna alla Casa Bianca e ovviamente sarebbe lei, che anche professionalmente – prima di entrare in politica – era il quarto avvocato di tutti gli Stati Uniti.

Michael Kin

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