International

Medio – Oriente: un puzzle difficile da risolvere

Una guerra strisciante e una miccia per un conflitto mondiale.
di Jil Teuton

middle-eastLa vedete questa cartina? Già è vecchia. Infatti l’unità della Siria e dell’Iraq non esistono più, a causa dell’Islamic State (IS) , e lo Yemen è diviso. Cerchiamo comunque di fare un po’ d’ordine, con una premessa: in fondo – come da migliaia di anni – vale sempre la stessa regola “il nemico del tuo nemico è mio amico”. Ne volete un esempio storico? Gli Usa e l’Urss nel 1939 decisero di combattere insieme la Germania ed i suoi alleati, pur essendo i vessilliferi di due sistemi opposti, il capitalismo ed il comunismo, in quanto il nazismo era nemico di entrambi.

Veniamo al Medio – Oriente. Intanto c’è un collante che unisce tutti (tranne ovviamente Israele): l’islamismo, ma esistono due Islam contrapposti, quello sunnita e quello sciita. Per capire bene l’ostilità reciproca, basta sentire le parole di Al – Baghdadi, califfo dell’IS, che dice di uccidere prima tutti gli sciiti, poi di passare agli altri infedeli, perché per questa forma estrema sunnita gli sciiti sono dei bestemmiatori, degli eretici, dei diavoli, praticamente il Male personificato. E qui c’è subito un grande problema: l’Arabia Saudita ed il Qatar sono sunnite di una linea piuttosto rigida, quindi non in contraddizione con il Califfato, eppure sono amici degli Usa, hanno addirittura lì delle basi. Si può contare su di loro per contrastare l’IS? Forse, ma queste due nazioni sanno che la distruzione del Califfato aprirebbe la strada al dominio in Medio – Oriente dell’Iran, il loro acerrimo nemico, quindi…Ecco, l’Iran, con la sua leadership sciita. L’Iran controlla gli hezbollah libanesi – che lì sono al governo e potentemente armati – , quello che è rimasto della Siria di Assad (ma compreso lo sbocco sul Mediterraneo) , l’Iraq con gli sciiti al potere, una parte dello Yemen. Ma, cosa più importante di tutte, alle loro spalle c’è addirittura la Russia di Putin, che ha in Siria il suo unico sbocco sul Mediterraneo, e questo – capite – non piace molto agli Usa né alle potenze europee. Poi ci sono due altre grandi potenze sunnite regionali, l’Egitto e la Turchia. Dovrebbero essere, in quanto sunnite, alleate di Arabia Saudita e Qatar, ed invece sono con loro in grande competizione, quindi lo schieramento sunnita non è così potente come sembra e l’Iran, soprattutto dopo l’accordo con Obama che ha scosso Israele ed i Repubblicani americani, con un tacito appoggio russo può aspirare ad un ruolo di leader. E i Palestinesi? Non amano l’IS, neanche Hamas, e sono nell’eterna attesa di un accordo con Israele per creare lo Stato di Palestina. Intanto sono divisi in due quasi – Stati e questo non aiuta, mentre in Israele c’è un governo certamente poco incline agli accordi. Mentre la Giordania continua coerentemente la sua politica filo – occidentale, pagando duri prezzi, Israele si tiene pronta a tutto. La divisione dei musulmani per lei è un vantaggio, l’IS per ora non è un pericolo, la disgregazione della Siria le sottrae un pericoloso nemico, ma la preoccupazione israeliana è l’Iran. Per loro l’accordo firmato da Obama darà forza al regime di Teheran ed alla lunga potrebbe portare anche alla bomba atomica. I caccia israeliani sono sempre pronti a partire per bombardare le centrali iraniane e il governo di Tel Aviv spera nelle elezioni in Usa, non avendo mai avuto simpatia eccessiva per Obama e sperando che vincano i Repubblicani, o almeno aspettando le mosse di politica internazionale di Hillary Clinton.

Come vedete, un puzzle complicato. L’unica soluzione sono conferenze internazionali con tutti i soggetti ed un accordo generale che stabilisca un equilibrio tra le potenze della zona, garantito dalle grandi potenze internazionali e dall’ONU. Difficilissimo, ma l’alternativa è una guerra strisciante e/o aperta continua, con i milioni di profughi, sempre sperando che non divenga la miccia per lo scoppio di un confronto nucleare.

Jil Teuton

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