Atlantic

Il fenomeno del racial profiling negli USA

Di Alice Agostini

ABSTRACT

Fifty years after the passage of the Civil Rights Act of 1964, racial discrimination remains a prevalent problem in the United States. Racial minorities advocated for decades to obtain the same rights as their fellow white citizens, but blacks today still face discrimination in many aspects of their lives.
Eduardo B. Silva argues in his book Racism Without Racists: Color-Blind Racism and the Persistence of Racial Inequality in the United States, that the outlawing of practices of overt discrimination does not necessarily result in an improvement to the social status of non-white minorities. This is evident from the current socio-economic conditions of these minorities.
Although American society is prohibited from de jure segregation American society is inherently still de facto segregated in part, which makes the claim that America is a melting pot untrue.
While minorities have proven to be able to cooperate in achieving a common goal (i.e. the Community Service Organization in Los Angeles), the majority of white Americans tend to avoid mixing with different ethnic groups.
Subtle racial discrimination is deemed acceptable by tacit agreement while overt discriminatory practices are not highly regarded in our society.  For this reason, many neighborhoods and schools are still factually segregated and minorities continue to lag well behind the white elite in their socio-economic development. This kind of discrimination sometimes cannot be perceived by those who are not part of the minority though it may show itself in many different ways such as the widespread issue of racial profiling.
In the second chapter, the implicit and direct implementation of racial profiling is analyzed and explained from a socio-political point of view. This ranges from the first application of racial profiling as a provision to enforce the War on Drugs promoted by President Nixon to the current reverberations on the American society.
Finally, the third and last section of this discussion deals with the legislative apparatus that sustains the practice of racial profiling by analyzing and comparing the anti-immigration laws of Arizona, Alabama and Georgia approved between 2010 and 2012. Furthermore, this section relates to the popular reactions of the public in regards to the aforementioned laws that allow the external observers to see and understand the two-facedness of the American social policy when it comes to the relation between whites and minorities.

INTRODUZIONE

A cinquant’anni di distanza dall’approvazione del Civil Rights Act, la discriminazione razziale è ancora un tema attuale negli Stati Uniti ed è evidente non solo negli atteggiamenti dei singoli cittadini, ma anche nella legislazione che tollera – e in alcuni casi addirittura incoraggia – l’adozione di pratiche discriminatorie nei confronti delle persone di colore.
Lo scopo di questo elaborato, dunque, è quello di esaminare il fenomeno del racial profiling, il sistema utilizzato dalle forze dell’ordine per selezionare, fermare e perquisire chiunque susciti negli agenti il ragionevole sospetto di essere coinvolto in un crimine. Le forze dell’ordine non hanno bisogno né di un mandato, né della certezza che si sia effettivamente verificato un crimine per eseguire questi fermi (Arizona Senate Bill 1070, 2010). Spesso, anzi, sono sufficienti i tratti somatici della persona fermata a motivarli; le statistiche indicano infatti che la maggior parte dei passeggeri selezionati per controlli approfonditi negli aeroporti presentano caratteristiche fisiche generalmente associate al Medio Oriente, così come la maggior parte dei fermati negli stati di confine con il Messico presentano i tratti tipici dei latinoamericani, e la maggioranza delle persone fermate nell’ambito di operazioni contro il traffico di droga risulta essere afroamericana. Nonostante questo sistema si sia rivelato inefficace e costoso, se non addirittura lesivo dei diritti fondamentali dei cittadini, continua ad essere incoraggiato da numerose leggi a livello statale e praticato dalle forze dell’ordine a livello nazionale, dimostrando che il pregiudizio razziale è tutt’altro che scomparso con l’approvazione del Civil Rights Act.
L’elaborato si articola in tre parti in cui la situazione delle minoranze viene analizzata da tre prospettive differenti per fornire una visione d’insieme di un fenomeno che coinvolge tutti gli aspetti della vita del Paese.
Nella prima parte dell’elaborato si presenta un breve profilo della storia e delle conquiste dei movimenti per i diritti civili, confrontando gli ideali degli attivisti con la realtà sociale odierna.
Nella seconda parte si affronta il tema della discriminazione razziale al giorno d’oggi, con le sue contraddizioni e le sue ricadute sulla struttura sociale contemporanea.
La terza e ultima parte è, infine, dedicata all’analisi di alcune leggi statali che incoraggiano l’uso del racial profiling e, in alcuni casi, una discriminazione sfacciata non solo nei confronti degli immigrati clandestini, ma anche dei residenti autorizzati e delle seconde generazioni legalmente presenti sul territorio statunitense.

Tesi discussa l’11 novembre 2015 presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT)

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