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Cina e Italia: comunità che si incontrano

Il gigante cinese possiede un ricchissimo capitale umano, 1.3 miliardi di persone che intravedono per sé e per la propria famiglia il raggiungimento di quel miracolo economico arrivato alla velocità della luce.

di Simona Agostini

Adottando molti ingredienti del capitalismo americano più uno Stato forte ad un Paese di 1.3 miliardi di persone la Repubblica Popolare di Cina ha innestato una strategia vincente ed oggi si può dire che l’allievo (la Cina) sta superando il maestro (gli USA). La classe dirigente americana vede il “secolo cinese“ con allarme, apprensione e talvolta con angoscia, e si chiede quali scenari si prospettano per la nuova classe politica e che tipo di secolo potrà essere quello che stiamo vivendo. Nella primavera del 2015 “Foreign Affairs“ la più autorevole rivista di geopolitica e relazioni internazionali, pubblicata dal Council on Foreign Relations di New York, in una autocritica esplicita dice: “Pensavamo ad una America forte che aiutava una Cina debole. Ci illudevamo, le cose si stanno rovesciando. La Cina si sta trasformando in un gioiello di modernità e di ordine. Il Presidente Xi sta riformando in profondità il sistema senza metterne in discussione le regole fondamentali “.

LA NUOVA CINA UN MIX VINCENTE TRA ORIGINALITA’ E MODERNIZZAZIONE

zh01Tra le manifestazioni visibili di questo esperimento grandioso c’è la modernizzazione delle infrastrutture, il boom delle costruzioni: edifici avveniristici che rispecchiano le nuove ambizioni dell’ex Impero di Mezzo, dove l’intenzione degli architetti è armonizzare il passato di richiamo classico con il presente dove il motto è ”arricchirsi è glorioso“. Interi quartieri costruiti alla velocità della luce con infrastrutture di avanguardia adatte a delle metropoli proiettate ad essere porte di accesso agli scambi commerciali con l’occidente. Il settore dei trasporti poi è emblematico. In fatto di treni ad alta velocità, aeroporti e porti nuovi, metropolitane, autostrade: la Cina è molto più avanzata degli Stati Uniti.

Ma raggiungere una adeguata condizione economica per tutta la popolazione non è esente da sacrifici, non è semplice soddisfare le richieste di 800 milioni di contadini, gestire il 63% della popolazione che vorrebbe trasferirsi nelle grandi città, gestire genitori che fanno di tutto per pagare gli studi ai propri figli nelle grandi città, per assicurargli la migliore partecipazione alle attività didattiche, il migliore standard di vita, l’assistenza sanitaria, un lavoro.

Il divario tra ricchi e poveri esiste ovunque e anche la grande Cina non ne è esente. I figli dei ricchi, quelli che parlano inglese, vanno a studiare ad Harvard e Yale mentre i figli della classe media si assicurano il futuro, (nell’impossibilità di trasferirsi immediatamente in massa nelle grandi città cinesi) anche emigrando da nord a sud, da est ad ovest all’interno del proprio Paese e talvolta anche all’estero, con l’intento di aprire una attività commerciale, di studiare nelle università più prestigiose, di fare i soldi per poi tornare in vecchiaia nelle loro città, nel loro amato Paese.

Emigrare non è una scelta facile, ci vuole coraggio, dignità e la consapevolezza che quella che si andrà ad intraprendere sarà una nuova vita, lontano dalla propria città o dal proprio Paese, dagli affetti famigliari. Chi emigra sa che bisogna lavorare sodo, e che i sogni si possono realizzare soltanto con entusiasmo e ottimismo perché bisogna sempre trovare una soluzione per riuscire a rendere grande ogni proposito.

Noi italiani sappiamo bene cosa significa emigrare, 873 mila persone sono partite dai primi del 900 per raggiungere gli Stati Uniti senza soldi, in assoluta povertà. Persone che hanno avuto un vissuto famigliare spezzato, che hanno perso la loro identità, i loro affetti per un lavoro. Ma erano altri tempi quelli dopo la seconda guerra mondiale, le comunicazioni erano difficili e spostarsi era quasi impossibile, restava solo la memoria.

Oggi i giovani italiani in viaggio sono 101mila e cercano di costruirsi una nuova vita frequentando università straniere, accettando posti di lavoro in Gran Bretagna o in Cina, ma non soffrono di solitudine, non soffrono di separazione: IPhone, IPad, telefonini, facebook, twitter, google sono gli amici che gli permettono di restare connessi, di restare in relazione con la propria famiglia, con gli amici, con il proprio mondo. Oggi forse tutto è un po’ più facile.

SCIENZA E CULTURA VISTE ATTRAVERSO I NOSTRI FIGLI

zh03Come gli italiani i cinesi che oggi scelgono di emigrare non giungono in altre città o in altri Paesi per fuggire da una situazione di miseria estrema, ma per migliorare la propria condizione economica aprendo una attività, sia essa un ristorante, un laboratorio, un’impresa di import/export, o per studiare nelle prestigiose Università della Cina come la Tsinghua University di Pechino (uno tra i migliori atenei mondiali) o la Peking University che vanta una ottima reputazione per ricerca, per numero di studenti internazionali e percentuale di dottorati, oppure la Shangai Jiao Tong University considerata uno dei più prestigiosi atenei cinesi, con sede a Shangai. Molti altri studenti invece preferiscono indirizzarsi verso le università americane: Princeton, Harvard, Yale (dove hanno studiato molti Presidenti degli Stati Uniti e il primo studente cinese ha ricevuto un diploma nel 1850) , dove le rette proibitive permettono gli insegnanti migliori e il successo a fine corso è assicurato.

Con la politica di apertura verso la globalizzazione adottata dal governo cinese negli ultimi 25 anni, molti giovani trentenni lavorano per le multinazionali di Shanghai e di Pechino, perché grazie ad un mercato in forte espansione nel campo finanziario, delle assicurazioni, nel campo medico si possono guadagnare tanti soldi. Ma alcuni giovani, quelli che hanno deciso di esplorare il mondo e di avventurarsi nella diversità della lingua, degli usi e delle tradizioni in altri Paesi, quelli, tante volte non tornano nei loro Paesi di nascita, e mettono radici nei luoghi dove i loro genitori hanno costruito anche per loro una visibile stabilità economica.

Gli studenti cinesi di prima o seconda generazione che sono in Italia non disdegnano di seguire i corsi delle Università italiane. Secondo una prestigiosa graduatoria cinese la facoltà più prestigiosa in Italia è a Bologna con le facoltà di Fisica, di Chimica assieme alle Università di Firenze, Trieste e Trento. Gli studenti cinesi fanno concorrenza per preparazione e grandi capacità agli studenti italiani che sono più proiettati verso gli studi economici dove si distinguono la Bocconi di Milano, o la Luiss e la UNINT a Roma.

Tutte queste persone, sia studenti che futuri imprenditori, di solito vantano una situazione economica famigliare di agio alle spalle, che in qualche modo riesce a finanziare le iniziative di studio o economiche dei propri figli.

IL PENSIERO DEGLI ESPERTI

L’Ambasciatore Li Ruiyu, in un convegno svoltosi, a Roma ha definito i rapporti tra la Cina e l’Italia “rapporti tra giganti” ed ha ricordato che la Cina è la seconda potenza economica del mondo ed è aperta a riforme di crescita, ha permesso lo sviluppo della presenza degli stranieri nel suo mercato per creare un miglioramento e un aumento dell’economia interna; oggi il governo cinese è sempre più impegnato alla costruzione di uno stato di diritto che offra stabilità economica e crescita. Degli scambi culturali ha detto: i giovani, sono un ponte di amicizia tra i nostri Paesi. Nelle università nel 2000 c’erano in Italia soltanto 300 studenti cinesi, nel 2012 il numero degli studenti cinesi è passato a 14.000 in Italia e 4.000 studenti italiani in Cina. E di questi risultati si è detto molto contento. Gli sviluppi economici e di amicizia degli ultimi dieci anni, sono stati rafforzati dallo scambio universitario tra Cina e Italia ma i grandi investimenti debbono essere proposti dai governi in un clima di sana concorrenza, con l’Italia e i suoi Governi la Cina ha avuto un ottimo risultato di cooperazione che si prospetta ancora più rafforzato per i prossimi anni. Il Ministro dell’Università e della Ricerca italiano Stefania Giannini durante lo stesso convegno ha sottolineato nella cooperazione ha detto, c’è l’obiettivo di far crescere quantitativamente la produttività, con alla base innovazione tecnologica, nel rapporto università – aziende.

Nel 2005 si partì con il Presidente Ciampi con soli 300 studenti cinesi in Italia, ora i numeri di immatricolati sono decuplicati. Il programma Confucio conta già 12 centri di ricerca, per innovazione e tecnologia, smart cities, digitalizzazione, con propensione ad un incremento delle attività , per la valorizzazione del patrimonio monumentale, della rete di accoglienza, del turismo. Le università sono dei gioielli, dei fertilizzatori di ricerca reciproca.

VENIRE IN ITALIA PIACE

Venire in Italia ai cinesi piace, anzi, negli ultimi 10 anni la presenza cinese in Italia è cresciuta rapidamente. Nel 2014, da uno studio condotto dal CESNUR e dall’Università di Torino risulterebbe che i cinesi che vivono stabilmente in Italia sono quasi 300 mila, distribuiti maggiormente nelle grandi città, Milano, Roma, Napoli, Firenze e anche Prato.

zh02Aprire una attività economica in Italia non è difficile, anzi lo Stato Italiano incentiva l’apertura di attività commerciali, specialmente ora che la crisi ha visto chiudere i battenti di molte imprese italiane. Una attenzione speciale è riservata a quelle persone dotate di iniziativa imprenditoriale, che hanno mire strategiche commerciali a medio e lungo termine, e che possono essere i veicoli per lo sviluppo dei rapporti bilaterali Italia-Cina .

In una breve intervista rilasciata a “Cina in Italia“, Xuyu (nome italiano Marco), venticinquenne che viene da Shanghai, dice: “Ho studiato in Italia, e, grazie all’aiuto dei miei genitori, ho aperto una bellissima attività commerciale a Roma in Via Massaciuccoli (“Tutto e di più“, il solo nome dell’attività dà entusiasmo); sono molto felice di lavorare in Italia, i guadagni non sono supersonici, ma Roma è molto bella, io sono affascinato dalla cultura, dai palazzi e mi piace molto mangiare le specialità italiane”.

Dal canto mio posso dire che amo molto la cucina cinese e che questa sera terminerò la mia giornata con una cena al ristorante “Mandarin“ in Via Emilia, a Roma: involtini primavera, ravioli al vapore, e l’insuperabile anatra alla pechinese. Mangerei anche altre specialità, ma la dieta… limita le mie scelte!

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