Catholic World

Via Crucis vivente per le donne crocifisse

Una via Crucis assolutamente particolare, di Maria Antonietta Fontana

Venerdì 26 febbraio, a partire dalle 19.30, il centro di Roma, dalla Chiesa di S. Spirito in Sassia fino alla Chiesa Nuova, ha vissuto una Via Crucis assolutamente particolare, che ha avvolto in un abbraccio di solidarietà migliaia di intervenuti, tra cui alcune delle ragazze vittime della tratta, la Diocesi di Roma attraverso il Servizio Diocesano per le Vocazioni, Cammino neocatecumenale, ACLI, UNITALSI, Rinnovamento dello Spirito, Nuovi Orizzonti, Forum delle famiglie, Comunità Gesù Ama, testimonials del mondo dello spettacolo(Beatrice Fazi, Giusy Buscemi, Giovanni Scifoni, Simone Bobini, Cristina Odasso, Clausio Morici, Caterina Silva, Giovanni Galati, Matteo Pelle, Fabio Chi, Emanuele Saltini), Holy Dance di Suor Anna Nobili, Star Rose Academy di Claudia Koll, il violinista Marco Santini, la soprano Sarah Biacchi, CISL, il Comune di Roma, Roma Capitale, la Regione Lazio, etc.

L’imponente servVia-Crucis-Donne-Crocifisse-2016-10izio d’ordine, assicurato dal corpo dei vigili e da decine e decine di volontari, non è mai stato chiamato ad intervenire. Tutto si è dipanato in tre ore e mezzo in cui gli spostamenti della folla con torce da una Stazione all’altra della Via Crucis si sono svolti tra canti composti e profondo silenzio, che sottolineavano con forza ancora maggiore l’intensità emotiva degli interventi di lettura del Vangelo, dell’azione figurata, delle danze, e soprattutto delle parole forti, coraggiose, di denuncia, che sono state pronunciate da coloro che sono stati chiamati a commentare i sette momenti cardine della Via Dolorosa.

La Via Crucis per le donne crocifisse, voluta dall’Associazione “Comunità papa Giovanni XXIII” fondata da don Oreste Benzi (per il quale è stata aperta la causa di beatificazione), e coordinata da don Aldo Buonaiuto, era quest’anno al suo secondo appuntamento: l’anno scorso gli intervenuti furono ottomila. Quest’anno, si sono abbondantemente superati i diecimila.

“So che non ho scelta. E così mi consegno per trenta denari ai briganti”. Questa frase ha aperto gli interventi che hanno dato forma tangente ai pensieri, alle paure, all’espressione del dramma delle giovani – per oltre un terzo, minorenni – che giungono dal proprio Paese con la promessa di un lavoro con cui aiutare le proprie famiglie a casa, e poi si trovano costrette a vendere il proprio corpo sul ciglio della strada per ripagare coloro con cui hanno acceso dei debiti nel proprio Paese per inseguire un miraggio: vittime dell’amore per la famiglia d’origine, e tradite da falsi amici. Proprio come Giuda tradì Gesù con un bacio nell’Orto del Getsemani.

Tra coloro che hanno animato la Via Crucis, oltre a Giovanni Paolo Ramonda (Presidente dell’associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”), don Fabio Rosini (Direttore dell’ufficio vocazioni della Diocesi di Roma), Suor Eugenia Bonetti,  P. Maurizio Botta si sono contraddistinti per le parole coraggiose, la forte denuncia delle realtà malavitose (mafia albanese in primis), l’esortazione a smettere di passare con indifferenza di fronte a questa realtà che svilisce non solo le nostre sorelle sfortunate, non solo la realtà femminile in ciascuna di noi, ma l’essere umano in generale. Parole decise, rivolte con consapevolezza in primo luogo ai clienti (“alcuni clienti sono di sicuro tra le migliaia presenti qui stasera”), e poi alle autorità che stendono un velo di silenzio su una realtà che ferisce non solo le donne, ma la società tutta.

“Altro che mestiere più antico del mondo!”, diceva Giovanni Ramonda.

Si tratta di una realtà capillare per modificare la quale è necessario anzitutto un impegno nel campo della cultura: perché bisogna combattere la mentalità per cui un corpo può essere usato e gettato via a piacimento, come uno straccio qualsiasi. Nelle sette Stazioni la rilettura del Vangelo della Passione è stata rivissuta attraverso le tappe della via dolorosa che percorrono ogni notte queste creature rinnegate, vendute, tradite, usate, percosse, insultate, svilite, e infine crocifisse.

Nella Sesta Stazione, davanti alla Chiesa Nuova, sulla Croce è stata innalzata una donna, ed è lei che ha gridato a pieni polmoni nel buio della notte quel suo “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonata?”.

Poi, stipati a migliaia (quelli che sono riusciti a entrare, ed io ero tra questi), addossati alle transenne che segnavano il percorso centrale che dalla porta principale della Chiesa porta all’altare, quando i battenti della porta si sono aperti, nella Chiesa è entrato Gesù, che portava in braccio il corpo esanime della donna crocifissa, e l’ha deposta ai piedi dell’altare. In un silenzio surreale e attonito si è elevata la voce del soprano Sarah Biacchi, accompagnata da un’orchestra che ha sottolineato i momenti più suggestivi del percorso dalla IV Stazione, nei giardini di Castel Sant’Angelo. E dal sudario laVia-Crucis-Donne-Crocifisse-2016-27 donna crocifissa è uscita e ha iniziato un movimento coreografico di danza, simbolo della resurrezione.

Il Cardinale Agostino Vallini ha partecipato all’intera Via Crucis, ed è stato suo l’intervento conclusivo e la benedizione che ha riconsegnato le migliaia di partecipanti alla notte romana: erano già le undici…

Sono sicura che le testimonianze delle ragazze, le loro parole che chiudevano il commento a ciascuna Stazione, risuoneranno a lungo nel cuore di chi era presente.

Resta però da domandarci quanto tempo ci vorrà ancora perché, con un movimento che vada dalla base verso il vertice, si possa veramente giungere a scuotere le coscienze, e a liberare le donne dalla tratta. Un tempo in italiano parlavamo di loro come “ragazze di vita”: come se la vita stia nel consumo del piacere e del sesso, e questo esercizio sfrenato invece non sia sintomo della perversione profonda di chi ha perso del tutto i valori cardine della vita.

Siamo sicuri che creare “quartieri a luci rosse” sia davvero un sintomo di liberazione e di civiltà?

O piuttosto non si tratta di un’ennesima manipolazione e inganno che – nell’incatenarci a discutere di questo argomento – mira sottilmente a scardinare dal nostro vivere e dalla politica quell’etica che, sola, dovrebbe tutelare la custodia dei valori civili della società?

Maria Antonietta Fontana

Foto da giornale online “In Terris” (http://www.interris.it)
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