Global Village

“Diritti sulla terra per l’altra metà del cielo”

Festival dei Diritti Umani a Milano.           di Marco Sambruna

Si aprirà a Milano dal 3 all’8 maggio a Milano il ciclo di incontri dedicato ai diritti umani con particolare attenzione ai diritti delle donne che specialmente nei paesi del terzo mondo sono gravemente ignorati.

Il dato saliente dell’incontro di presentazione sottolinea il fatto che la condivisione dei diritti umani da parte dell’Europa, di cui il vecchio continente è culla, deve avvenire tramite un processo di inculturazione progressivo e coinvolgente.

I punti di particolare criticità circa l’esportazione dei diritti umani in Africa e Asia deve tenere conto delle specificità culturali locali specialmente laddove schemi di pensiero e di vita particolarmente caratterizzati da culture tradizionali rendono difficoltosa la trasformazione dei diritti da semplici dichiarazioni d’intenti a documenti ufficiali in gradi di cambiare il quadro normativo dei paesi emergenti.

Si tratta in particolare, secondo il relatore e moderatore Danilo de Biase ex direttore di Radio Popolare e dei relatori che si sono succeduti, di ancorare il discorso sui diritti umani a quegli elementi della tradizione religiosa, specialmente islamica, Festival_diritti_umaniche offrono aperture riguardo l’affermarsi di una nuova mentalità fondata sulla tutela dei soggetti più deboli.

Per questo la diffusione di una cultura dei diritti dall’Europa agli altri continenti non può essere somministrata dall’esterno in forme caritative o meramente assistenziali, ma deve trovare modo di esprimersi in strutture organizzate come, ad esempio, le ong.

Secondo il rappresentante dell’associazione Reset che è fra le organizzazioni che hanno promosso il festival, occorre formare una nuova cultura anche in Europa caratterizzata oggi da un eccessiva attenzione alla famiglia e ai più prossimi e troppo poco intensamente impegnata a favore di coloro che sono geograficamente lontani. Occorre fondare un nuovo paradigma che sleghi il singolo dal proprio ambito territoriale e dalla propria cultura di riferimento per impegnarsi maggiormente a favore dei popoli extraeuropei.

Sul fronte interno, secondo il conduttore e moderatore Danilo de Biasio, occorre invece trasformare l’emergenza in opportunità favorendo l’integrazione e la promozione umana degli immigrati.

Il Festival prevede anche la proiezione di alcuni film dedicati al tema dei diritti umani accompagnati da testimonianze: tra gli altri temi rappresentati quello delle donne schiave del radicalismo islamico con l’intervento di una donna della minoranza alawita perseguitata dall’isis, il femminicidio, il rapporto tra donne e religione.

Restano tuttavia insoluti alcuni punti critici consegnati all’alea di contorni troppo vaghi.

A parte le dichiarazioni d’intenti e la buona volontà dei protagonisti come trasformare l’emergenza in opportunità ? Attraverso quali strategie consentire la pacifica convivenza fra soggetti dalle abitudini evidentemente diversificate?

Appare inoltre troppo generico il richiamo alla necessità di agire sulla tradizione religiosa per costruire nuovi stili di vita senza tenere conto che le religioni non possono essere grossolanamente  equiparate indistintamente dal momento che i grandi monoteismi – cristianesimo e islam – hanno un visione del mondo, dell’uomo e in particolare della donna, cui è dedicato il festival, nettamente diverse.

Infine le organizzazioni occidentali che agiscono in Africa o Medio oriente a favore della promozione dei diritti umani non sempre sono percepite come credibili. Infatti si tratta di proporre a persone di norma profondamente radicate nella tradizione di rinunciare a pratiche consolidate certamente riprovevoli come quelle che discriminano le donne o gli omosessuali. Tuttavia le proposte tese al superamento di tali discriminazioni giungono da parte di agenzie umanitarie che governi e popoli extraeuropei associano all’occidente ossia a un modello culturale che promuove legislazioni permissive in materia di liberalizzazione dei costumi considerate altrettanto riprovevoli da gran parte dei popoli che verso quel modello si dovrebbero orientare.

Marco Sambruna

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