Catholic World

Santa Teresa di Calcutta e la santità dell’accoglienza quotidiana

Santa Teresa di Calcutta ci si propone come un modello di santità possibile da perseguire, un modello in qualche modo alla portata di tutti.   di Maria Antonietta Fontana

Il prossimo 20 novembre si concluderà questo Giubileo straordinario della Misercordia, così fortemente voluto da Papa Francesco – il quale non tralascia occasione per richiamare tutti i credenti ovunque nel mondo ad una pratica della fede che sia sempre sotto il segno dell’accoglienza e della misericordia.

In questo quadro, il Giubileo ha vissuto uno dei suoi momenti forti domenica 4 settembre, quando coram populo è stata canonizzata Madre Teresa di Calcutta, un’icona del XX secolo, una donna la cui forza e il cui impatto sulla storia sono inversamente proporzionali al fisico minuto. Un gigante del nostro tempo, un esempio per tutti noi.

Molto inchiostro è stato versato a proposito dell’opera incredibile di questa piccola albanese di Skopje, che in 87 anni ha fondato un istituto religioso dedito alla carità verso i più bisognosi, ai derelitti, cominciando da quanti morivano per strada nella sua Calcutta, e che ha raccolto e cui ha restituito se non altro la possibilità di morire con dignità di esseri umani, e oggi è presente in tutto il mondo.

Siamo perfettamente consapevoli che sul conto di questa suorina madre-teresa-di-calcutta_0sono circolate anche tante voci oltraggiose, – e molte ne circolavano già durante la sua vita. Ma Teresa non ha mai tralasciato di conformarsi a quella chiamata speciale del Signore. Come ha ricordato il Papa nell’Omelia del 4 settembre, “per verificare la chiamata di Dio, dobbiamo domandarci e capire che cosa piace a Lui.” Teresa lo ha fatto, riconoscendosi nelle parole «Misericordia io voglio e non sacrifici» (Os 6,6; Mt 9,13).

La chiave di lettura nell’apostolato di Santa Teresa di Calcutta è semplicemente in questo: “La vita cristiana … non è un semplice aiuto che viene fornito nel momento del bisogno. Se fosse così sarebbe certo un bel sentimento di umana solidarietà che suscita un beneficio immediato, ma sarebbe sterile perché senza radici. L’impegno che il Signore chiede, al contrario, è quello di una vocazione alla carità con la quale ogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nell’amore”.

Ecco perché questa figuretta esile e piena di rughe – come tutti la ricordiamo a fianco di Papa Giovanni Paolo II, nonché di Lady Diana, che la ammirava tanto – è l’esempio più attuale che brilla davanti agli occhi di quanti svolgono opera di volontariato nel mondo. Quindi, testimoniando con i fatti la vicinanza di Dio al mondo dei diseredati, Santa Teresa di Calcutta ci si propone come un modello di santità possibile da perseguire, un modello in qualche modo alla portata di tutti. L’eroismo di Teresa sta nella semplicità del suo operare a fianco dei poveri, abbracciati come fratelli sfortunati, e non disconosciuti come esseri ai margini della società. Quanto più forte, un esempio così, in una civiltà dove ancora sussisteva nella pratica la divisione in caste.

Ma la nostra società non è molto diversa; anche noi abbiamo le nostre caste, e anche noi guardiamo con indifferenza, se non con disprezzo o fastidio, quanti sono meno fortunati di noi, e vivono per le strade. Per non parlare di tutte le espressioni che danno politicamente voce ad una richiesta di esclusione del diverso, a cominciare dal rifiuto di accogliere i migranti.

Eccoli per le nostre strade…

Quando, tanti anni fa, arrivarono i primi albanesi a Brindisi, sul posto circolava una battuta di dubbio gusto (io abitavo a Brindisi proprio in quel periodo): “Se non sai dov’è il Nord, cattura un albanese, liberalo su una strada e seguilo: ti condurrà sicuramente nella direzione giusta!”.

Ma, di contro, la popolazione di Brindisi e dintorni fece miracoli, attrezzando nell’arco di una notte cucine da campo in piazza, e rifornendo di un piatto caldo e di coperte quanti dormivano negli androni dei palazzi per cercare riparo, non potendo accogliere tutti dentro le case (ma molti lo furono!).

Ecco quindi che oggi la canonizzazione di Santa Teresa ci impone con forza di ripensare un po’ a tutto il senso della nostra vita civile. Noi come reagiremo? Voltandoci dall’altra parte, facendo mangiare ai poveri le briciole della nostra tavola, o dando loro una veste nuova facendoli sedere al nostro fianco nel banchetto nuziale?

Maria Antonietta Fontana

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